Hamid Hasson; Mohamed Ambrosini – ONG Un ponte per… Migrazione e Medio Oriente, le ragioni e le voci

Sabato 5 dicembre – dalle 16.30 alle 18.30

Migrazione e Medio Oriente, le ragioni e le voci

Mohamed Ambrosini,

Attivista per i diritti umani con 5 anni di esperienza come volontario e membro di staff di Un ponte per. Lavoro principale in Iraq, dove ha anche svolto il ruolo di Peace Education Advisor e Project Manager dal Luglio 2019 ad Agosto 2020, in ambito peacebuilding e social cohesion. Dal 2017 impegnato anche in diverse attività in Libano. Coordinatore interno della Rete Italiana “Giovani, Pace e Sicurezza” che lavora dal 2017 per promuovere l’attuazione della risoluzione 2250 delle Nazioni Unite in Italia. Attivo nella Campagna Italiana Senzatomica (per l’abolizione delle armi nucleari) dal 2013. Attivo nella Rete Italiana per il Disarmo (Rete Italiana per il Disarmo) dal 2016. Dal 2017 membro di ICSSI (Iraqi Civil Society Solidarity Intiative) con esperienza nel lavoro con i difensori e le difensore dei diritti umani e attivo nelle campagne di Sport Aginst Violence Iraq. Dal 2015 attivo nell’MCE (Movimento di Cooperazione Educativa) e dal 2018 rappresentante di Un ponte per nella cabina di regia del tavolo Saltamuri, una rete di 130 associazioni italiane che lavorano per promuovere l’educazione nell’agenda politica italiana come chiave per diminuire i dicorsi d’odio e l’intolleranza. Dal 2019 membro del consiglio di amministrazione del Comitato nazionale italiano dell’organizzazione Sport Against Violence Italia. Dal 2020 co-coordinatore della Commissione Internazionale del Movimento di Cooperazione Educativa.

Hamid Hasson,

nato a Baghdad Iraq il 3 febbraio 1960, ha completato i suoi studi scolastici alla “al Edadia Almarkazia” di Baghdad. Arrivato in Italia nel settembre 1979. A giugno 1980 ha completato il corso di lingua italiana presso l’Università per Stranieri di Perugia con ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano.
Gli 8 anni di guerra tra Iraq-Iran gli hanno condizionato la vita e lo studio.
A marzo 1995 si laurea in Medicina e Chirurgia con una tesi sperimentale in Malattie Infettive. L’Ordine dei Medici di Milano rigetta la richiesta di iscrizione all’ordine in quanto cittadino straniero. Dopo una battaglia legale durata tre anni e grazie alla sentenza della Cassazione, alla fine del 1997 ottiene l’iscrizione all’ordine. Inizia il suo percorso professionale presso la Divisione di Malattie Infettive Ospedale San Raffaele, che aveva frequentato come medico volontario dal 1995 al 1997. Negli anni dell’esplosione dell’AIDS svolge l’attività clinica nel reparto impegnato in prima linea nella lotta all’AIDS e partecipa all’attività di ricerca riguardante HIV. Nel 2005 ottiene il diploma di specializzazione in Malattie Infettive presso l’università Vita e Salute San Raffaele. Dal 2011 indirizza il suo interesse nell’ambito infettivologico occupandosi di virus epatitici; dal 2015 con l’arrivo in Italia dei nuovi farmaci ad azione diretta che hanno rivoluzionato la cura dell’epatite C, assume un ruolo attivo nella gestione clinica del trattamento dei pazienti che continua a svolgere a tutt’oggi. A febbraio 2020 con lo scoppio della pandemia di SARS COV-2 viene chiamato a svolgere un ruolo diretto nei reparti dell’Ospedale San Raffaele trasformati in reparti COVID, fino alla loro chiusura nel giugno di questo anno. Con la seconda ondata di settembre viene richiamato di nuovo e continua a tutt’oggi a svolgere l’attività nei reparti dedicati al COVID.
Durante la sua vita professionale e di ricerca ha partecipato alla pubblicazione di cinquanta articoli nell’ambito delle malattie infettive su riviste scientifiche indicizzate, oltre a presentazioni scientifiche durante convegni nazionali e internazionali di malattie infettive ed epatologia.
I suoi impegni professionali e di ricerca non l’hanno distratto dalla necessità di contribuire ai progetti di volontariato di Un Ponte Per, in particolare nei progetti sanitari rivolti ai bambini in Iraq durante i duri anni dell’embargo. Inoltre ha sentito la necessità di stilare un progetto di screening per l’epatite C rivolto agli emigrati a Milano che ha consentito lo screening di 600 soggetti e quindi la cura di coloro che sono risultati positivi.
Fa parte del comitato di Milano-Monza di UPP, dove porta con passione la sua competenza e profonda conoscenza della realtà del suo paese.